(Per scoprire le mobilitazioni di contestazione previste nelle date del Forum Euromediterraneo che si terrà a Roma…stay tuned!)
ACEA ha come socio di maggioranza (51%) il Comune di Roma, ma anche se detiene la quota di maggioranza, è il 49 % di azionisti privati ad avere un peso rilevante. Il grosso è in mano a Suez (23,3%), la multinazionale francese dell’acqua. Il 5,45 % risponde invece a Francesco Gaetano Caltagirone, della famiglia di costruttori più importante di Roma, di cui fa parte la ditta per le grandi opere Vianini Lavori.
Se osserviamo la situazione a livello nazionale, vediamo che in Italia si prelevano 39 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, dei quali il 24% per uso civile, il 41% in agricoltura, il 20% nell’industria e il 15% in elettricità. L’agricoltura si conferma il settore più idroesigente, seguito dagli usi civili, dalla produzione industriale e dalla produzione di elettricità (a cominciare dal raffreddamento delle centrali termoelettriche).
L’Italia, con 428 litri per abitante al giorno, è prima nell’Ue per prelievo di acqua per uso potabile, ma l’erogazione giornaliera per uso potabile è di fatto quantificabile in 220 litri per abitante, a causa delle dispersioni di rete. Il ruolo di ACEA a livello locale e nazionale si inserisce in questo scenario e in quello di un’Europa in cui 22 milioni di persone non hanno ancora accesso all’acqua pulita e si parla di transizione idrica dell’UE in cui l’obiettivo degli Stati sarà quello di aumentare l’efficienza idrica del 10% entro il 2030.
Le opere che verranno progettate, però, sembrerebbero favorire i profitti di ACEA e dei grandi gruppi e occuparsi meno dei bisogni idrici e della salvaguardia di questa risorsa, come accadrà nell’area del Reatino.
Nel territorio della Provincia di Rieti, e precisamente tra i comuni di Castel Sant’Angelo e Cittaducale, ha sede la centrale delle Sorgenti del Peschiera, gestita da ACEA. Nel 2022, la regione Lazio, ha approvato la proposta presentata dalla multinazionale ACEA ATO2 S.p.a. e dal Comune di Roma per raddoppiare l’acquedotto Peschiera–Le Capore.
L’acquedotto Peschiera e Le Capore si estende per 130 chilometri fino a Roma. Il piano prevede di aumentare il flusso medio da 13.500 a 18.000 litri al secondo. L’investimento, del valore di 1,2 miliardi di euro, rappresenta l’intervento più costoso nel settore delle risorse idriche a livello nazionale, come parte del piano di ripresa italiano. Tuttavia, l’acquedotto viola la Direttiva quadro sulle acque e le Direttive relative alla Rete Natura 2000 (che ribadisce la necessità di una riduzione dei prelievi in modo da allentare la pressione sulle sorgenti e dare il tempo alle fonti di ricaricarsi).
La peculiarità di questa opera è che si costruiranno nuove condotte a fianco delle vecchie, un caso unico in Europa. Le ragioni sono legate al fatto che ACEA dichiara di non poter fare manutenzione sulle condotte, dal momento che è necessario prevenire il rischio di incidenti sulle infrastrutture e mettere al sicuro l’approvvigionamento costante della metropoli. Il progetto aggraverà la crisi idrica perché ridurrà la capacità della sorgente, già danneggiata dalla siccità e dalla mancanza di precipitazioni nevose nell’arco dell’Appennino centrale. Come dimostrano le rilevazioni della Fondazione CIMA, il centro internazionale di monitoraggio ambientale, ad aprile 2024 il deficit per l’Appennino centrale era del 78% rispetto alle medie storiche.
Questa sorgente, seppur tra le più stabili e resilienti d’Italia, perché alimentata non solo dalle piogge, ma soprattutto dalle nevi appenniniche, non è immune quindi agli effetti del cambiamento climatico. Secondo i dati forniti da ACEA all’Autorità di Bacino, la portata media del fiume è scesa sotto i 17 m³/s, sfiorando i 15,5 m³/s tra il 2022 e il 2023. In passato, la media era di 18 m³/s e si toccavano massime oltre i 20 m³/s. L’ultima volta che la sorgente è stata così piena risale a prima della siccità del 2017 e, in previsione, la sua portata media è destinata ancora a calare.
Come certificato dall’Autorità di Bacino, il quadro generale è quello di «severità idrica media» per l’ATO 2. Sempre secondo l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino centrale, tra settembre 2023 e maggio 2024 le precipitazioni nel Lazio sono diminuite del 30% rispetto alla media degli anni calcolata tra il 1991 e il 2020, rilevando una diminuzione della portata delle sorgenti, incluse quelle che alimentano l’acquedotto Peschiera-Le Capore.
Oggi dalla sorgente del Peschiera, tra le maggiori dell’Appennino, ACEA ATO 2 preleva 8,7 m³/s, ovvero quasi novemila litri al secondo. Con il raddoppio potrà captare 10 m³/s, perché la nuova condotta sarà più capiente. Sommate, a pieno carico, le condotte avranno la capacità di prelevare 19 m³/s. ACEA sostiene che le due condotte non verranno mai usate contemporaneamente a pieno carico, ma in realtà non esistono garanzie a proposito. Il nuovo acquedotto entrerebbe in funzione proprio quando la Regione dovrà procedere al rinnovo dei permessi di captazione dalla sorgente. La valutazione di impatto idrico non analizza in modo adeguato neanche l’aumento previsto, concentrandosi soprattutto sugli effetti generati dal cantiere, il cui impatto idrico viene ritenuto trascurabile.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, la messa in sicurezza del sistema idrico di Roma prevede lo stanziamento, nel 2022, di oltre 2,3 miliardi di euro, di cui 944 milioni appartenenti a fondi pubblici, in larga parte derivanti dal PNRR. I rimanenti 1,377 miliardi sono coperti dalla tariffa, ossia dai contributi pagati dagli utenti in bolletta e riconosciuti dallo Stato ad ACEA in quanto gestore di un bene comune. Il progetto di raddoppio dell’acquedotto è stato inserito tra le opere strategiche del Decreto semplificazioni 2021 e gode perciò di procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di appalto accelerate: ciò permette di aggirare quesiti sulla sostenibilità dell’opera e sugli impatti che avrà sullo stato di salute delle sorgenti e dei fiumi.
La quota di acqua che verrà prelevata è autorizzata dalle concessioni rilasciate dalla Regione Lazio, che però risalgono al 1987. Inoltre, la Regione dovrebbe, per rinnovare i permessi di captazione, stilare un bilancio idrico, operazione prescritta dalla legge regionale 5/2014, mai effettuata. Anzi, l’istituzione stessa ha ammesso di non sapere quanta acqua c’è alla sorgente. La concessione attualmente in mano ad ACEA scadrà nel 2031.
Il meccanismo noto di ACEA di inglobare buona parte dei servizi idrici italiani le permette di accrescere il valore delle azioni, in qualità di holding, e di aggiudicarsi un maggior numero di finanziamenti statali e regionali. Per gli investimenti in società a quota mista pubblica-privata, alla componente privata spetta poi anche la compensazione dell’investimento. Non c’è obbligo per i gestori idrici, privati o a quota mista, di reinvestire i ricavi sul territorio. A trainare i guadagni di ACEA ci sono infatti i proventi ricavati dall’ATO 2 (Ambito Territoriale Ottimale), ossia 830 milioni di euro in ricavi netti solo giunti dall’ATO 2 per l’anno 2023 che hanno permesso ad ACEA di investire in altre zone d’Italia (Puglia, Basilicata).
Un punto centrale relativo alla gravità del progetto di cui riferiamo è la portata delle perdite lungo l’acquedotto. Secondo il Piano regionale di tutela delle acque del 2018, si dovrebbe scendere almeno al 20% di perdite entro il 2027, nell’intera provincia di Roma, dove le perdite al momento sono pari al 38,4%. Il dato interessante è che nel 2023, ACEA ha ricevuto 24,7 milioni di euro da parte di Arera, ente pubblico che si incarica di promuovere e valutare la qualità del servizio dei gestori di beni pubblici, per aver ridotto le perdite. L’impatto delle perdite sui profitti di ACEA non è un problema rilevante, perché lo recupera già con la tariffa stabilita da Arera: secondo il meccanismo del full cost recovery, infatti, un gestore deve recuperare sempre tutti i costi di gestione del bene pubblico. Così i fondi pubblici per i nuovi acquedotti saranno un’iniezione di liquidità per ACEA.
La multiutility vede così salire i suoi profitti ogni trimestre (+49%, ovvero 98 milioni di euro nel primo trimestre del 2025); essi salgono e continuano ad aumentare perché ACEA promuove un meccanismo, che è quello del cash-pulling, per cui diventa essa stessa un’unica holding. Nelle sue relazioni finanziarie, ACEA funziona come una banca; quindi, gli investitori depositano i loro investimenti e quando vanno ad attingere alle risorse hanno dei tassi di interesse molto alti. In questo modo ACEA fattura miliardi e miliardi di euro che poi reinveste, speculando sui territori. Entra nelle scuole facendo culture washing e promuove il suo operato con l’obiettivo di costituire un ATO Unico regionale in modo da poter intervenire sui fallimenti del sistema pubblico già in modo uniforme.
La proposta di legge regionale dell’ATO Unico, il fallimento del Consorzio Media Sabina, il pessimo operato di APS sui territori provinciali sono tutti segni di una maturazione dei tempi in cui l’obiettivo di ACEA è quello di gestire e progettare le risorse dell’intero territorio laziale e del centro-sud Italia. Il Comune di Roma in accordo con la multiutility è responsabile delle operazioni speculative e della svendita dei territori.
Un dato allarmante è quello che evidenzia gli accordi di ACEA con la multinazionale israeliana Mekorot, che con le sue politiche di occupazione e furto delle risorse idriche nei territori occupati della Striscia di Gaza, diviene un modello di gestione per la multiutility. La Mekorot, con le sue 3000 strutture e i 13 mila chilometri di reti idriche che dissetano 9 milioni di israeliani, asseta il popolo palestinese, costretto a ricomprare la propria acqua dai suoi occupanti. Mekorot è responsabile dell’ecocidio e del genocidio del popolo palestinese.
Già in passato Mekorot ha tentato di investire nel rinnovo di alcune reti idriche italiane in Abruzzo e, dal 2013, in accordo con ACEA scambia tecnologie e know-how rivolti allo sfruttamento della risorsa idrica. Mekorot ha competenze di gestione dell’acqua in zone di grande scarsità e di uso di tecnologie mirate che ACEA ha tutto l’interesse ad acquisire per la gestione futura dell’acqua a Roma, nel Lazio e più in generale sul territorio nazionale, così come di quei sistemi di sorveglianza e controllo dei cantieri e della digitalizzazione dei dati e delle infrastrutture.
Il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera in cifre
Costi economici: 1,2 miliardi di euro
Costi ambientali:
- aumento del prelievo di acqua da 13.500 litri al secondo a 18.000 litri al secondo, con perdite lungo l’acquedotto, stimate tra il 38,4% e il 48% di acqua;
- consumo di suolo con 22 cantieri lungo 27,7 km di territorio;
- inquinamento delle falde acquifere da PFAS rilasciati durante la realizzazione di gallerie con TBM;
- Produzione di polveri PM10 (attività di scavo e scarico di materiali) ed emissioni di inquinanti gassosi emesse dai motori.
Costi sociali:
- Impatto sulla vivibilità delle aree con significativo aumento dell’inquinamento acustico legato alle aree di cantiere;
- Impatto sul traffico veicolare e sulla sicurezza stradale: 170 viaggi al giorno di mezzi pesanti lungo l’intera area;
- Impatto sulla gestione ordinaria dei rifiuti nella provincia di Rieti;
- Impatto sulla salute degli abitanti e delle specie animali e vegetali.
Il Forum Euromediterraneo dell’acqua
L’acqua viene vista come un’imperdibile occasione di profitto proprio in quanto risorsa essenziale alla sopravvivenza. Su questi presupposti si basa la proposta del Forum Euromediterraneo dell’acqua,che si terrà a Roma, alla Nuvola, centro congressi dell’EUR, dal 29 settembre al 2 ottobre 2026
La One Water Expo (direttore Emilio Ciarlo) animerà i 7.000 metri quadrati del centro congressi “La Nuvola” all’EUR, ospitando aziende, organizzazioni e istituzioni internazionali. Il coinvolgimento riguarda altri Stati dell’Unione, i Balcani, la penisola arabica e l’Africa subsahariana.
La scelta della città è il riconoscimento del lavoro svolto dall’amministrazione cittadina (giunta Gualtieri), sul tema dell’acqua, a partire:
- dal contenimento delle problematiche dovute al cambiamento climatico;
- dalla manutenzione di tutte le reti del territorio,
- dalla riduzione delle perdite;
- dalla realizzazione di un’opera importante come la seconda galleria dell’acquedotto del Peschiera.
L’esposizione offrirà una panoramica sulle tecnologie più avanzate e sui progetti già in corso nel Mediterraneo per la gestione sostenibile dell’acqua e avrà come obiettivo quello di promuovere una nuova cultura dell’acqua basata su educazione, responsabilità e cooperazione internazionale.
Le sessioni speciali saranno dedicate:
- alla città;
- al ruolo delle autorità di bacino;
- alla partecipazione della società civile.
La narrazione include l’importanza dell’opinione pubblica e di ciò che viene avvertito come centrale (siccità, scarsezza della risorsa, prevenzione e gestione degli eventi estremi nelle città), ma anche quelli che si affacciano nel prossimo futuro (il nesso acqua-energia, i nuovi utilizzi nell’industria tecnologica, i prodotti finanziari e assicurativi legati all’acqua, la tutela della qualità delle acque dolci).
Questi sono i punti centrali:
1. nuovo nesso acqua-energia-alimentazione-ambiente;
2. accesso all’acqua;
3. finanza blu;
4. qualità;
5. spreco;
6. digitalizzazione;
7. prevenzione dei rischi.
A tal proposito riportiamo un commento del Sindaco Roberto Gualtieri:
“La scelta di Roma ci rende molto orgogliosi ed è il riconoscimento del lavoro svolto dalla nostra Amministrazione sul tema dell’acqua, a partire dal contenimento delle problematiche dovute al cambiamento climatico, dalle bombe d’acqua fino alle frequenti siccità che combattiamo attraverso il consumo responsabile e i lavori per la limitazione delle perdite nelle reti idriche. Il Forum sarà un’occasione per incontrare oltre 40 paesi e confrontarsi sulle tecnologie più innovative e sulle politiche più opportune per la gestione di una risorsa naturale così importante”.
L’Assessore ai Lavori Pubblici, Ornella Segnalini ha invece dichiarato:
“Stiamo intervenendo costantemente nella manutenzione di tutte le reti del territorio, riducendo le perdite e, soprattutto, realizzando un’opera importantissima come la seconda galleria dell’acquedotto del Peschiera che assicurerà ancora per lungo tempo acqua alla città. Roma nel 2026 sarà pronta ad ospitare questo importante evento perché sta già lavorando per garantire l’acqua a tutti, contrastare la siccità, limitare i rischi idrogeologici e favorire il risparmio, il riuso e l’approvvigionamento di una risorsa fondamentale. Ringrazio tutti i componenti del comitato One Water che hanno sostenuto la candidatura di Roma anche durante il recente Forum mondiale dell’Acqua a Bali”.
Roberta Toffanin, consigliere speciale del Ministro dell’Ambiente, ha ribadito il sostegno del Ministero all’iniziativa:
“Il Forum di Roma renderà l’acqua protagonista del dibattito pubblico e approfondirà temi cruciali quali la prevenzione dei rischi, la gestione dei disastri e l’adattamento delle comunità ai cambiamenti climatici”.
Nell’evento verrà coinvolta la rete dell’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia (organizzatore da oltre venti anni dei Forum Mediterranei dell’Acqua, ultimo dei quali tenutosi a Tunisi), quella del CIHEAM – organizzazione internazionale euromediterranea sui temi dell’agricoltura con sedi e progetti in tutta l’area (per approfondimenti clicca qui) –, tutti gli attori del settore italiano, dalle grandi aziende, alle PMI, alle industrie, alle multiutilities, agli studi di progettazione, fino ai nuovi attori (banche, assicurazioni, aziende IT, filiera agroalimentare, della moda e della space economy).
Viene dichiarato dai promotori che:
“Il Forum, per la prima volta, presenterà una piattaforma di dialogo tra decisori politici, imprese, associazioni della società civile, tecnici ed esperti del settore idrico, il mondo scientifico ed accademico. Sarà l’occasione per lo scambio di buone pratiche, di tecnologie applicate per la gestione dell’intero ciclo idrico, di soluzioni per affrontare le emergenze climatiche, di alimentazione e di cooperazione”.
Ciò che ci preoccupa è constatare che le narrazioni ufficiali portate avanti dalle istituzioni sussumono molte delle battaglie costruite intorno al referendum del 2011, strumentalizzandone gli obiettivi. È chiaro ormai che c’è una grandissima aspettativa sul ruolo che avrà l’Italia nella partita dell’«Oro Blu» europeo – un Paese superpotenza dell’acqua – e che ogni azione speculativa e di profitto trova in queste narrazioni delle pezze d’appoggio sulla necessità di acqua e sulla sua importanza.
Non c’è traccia di obiettivi di ripensamento sui trattamenti secondari nella gestione idrica, sul trattamento delle acque reflue, sulla potabilizzazione dell’acqua, sulla reale manutenzione e riduzione delle perdite, sul diritto all’acqua pubblica come questione sanitaria vitale e come diritto inalienabile per tutti i territori e gli abitanti.
Sul territorio della Provincia di Rieti fioccano le lettere di esproprio da parte di ACEA, i carotaggi pre-cantiere in vari luoghi della provincia e della Sabina, misere e ridicole proposte di risarcimento dei danni futuri alle persone, alle abitazioni e ai terreni agricoli. Intanto, nella Bassa Sabina, il fallimento del Consorzio Media Sabina mette in allerta sulla gestione unificata e sulla proposta dell’ATO Unico. Le amministrazioni locali, impegnate a rivendicare ristori e riconoscimenti, trovano lunghi silenzi sulla strada della comunicazione al pubblico, così sui territori poco si sa dell’impatto di quest’opera e sul futuro dell’acqua, forse ancora data per scontata come se ce ne fosse per sempre.
BALIA DAL COLLARE

