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La lunga storia di un’opposizione al progetto TSM2

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Il progetto TSM – oggi TSM2 – Terminillo Stazione Montana, un’opera che prevede una spesa di circa 60 milioni di euro, di cui 13 mila in capo alla Regione Lazio e la restante parte affidata ad un ignoto investitore privato. La nuova progettazione prevede la costruzione di dieci nuovi impianti di risalita sciistici (che si aggiungerebbero a quelli già esistenti e fatiscenti costruiti durante il fascismo); sette nuovi rifugi (al netto di immobili in disuso presenti nell’intera area montana); 37 chilometri di nastri trasportatori amovibili e l’abbattimento di circa 13 ettari di antiche faggete presenti nel bosco di Vallonina. 

La storia del progetto risale al post-finanziaria del 2008, quando la giunta Marrazzo, della Regione Lazio, intraprese un dialogo tra la Regione, la Provincia di Rieti e alcuni comuni coinvolti in una pianificazione volta a mettere nero su bianco un piano di interventi relativo alla ristrutturazione e all’ampliamento degli impianti sciistici. È tra il 2009 e il 2011 che viene creato un protocollo tra la Regione Lazio e la Provincia di Rieti insieme ai comuni di Leonessa, Vazia, Cantalice e Cittareale. 

Nel 2014 questa pianificazione si concretizza nella prima versione del progetto TSM, che in seguito a varie proroghe viene presentato nel 2015 sul tavolo della Regione Lazio da parte dei progettisti della TSM S.p.A. che fanno capo alla provincia di Rieti. 

In quella fase la Regione invitava i progettisti a ritirare il progetto poiché non avrebbe superato la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in base al programma Rete Natura 2000 che include la Vallonina (Comune di Leonessa), zona tra le aree protette ed intoccabili sul piano ambientale e paesaggistico (Zone a Protezione Speciale – ZPS e Siti di Interesse Comunitario – SIC).

Nel 2019 il progetto Terminillo Stazione Montana viene ripresentato in Regione con il nome di TSM2 senza modifiche rispetto al precedente e nel settembre 2020 viene valutato nella sua forma definitiva. Il 31 dicembre 2020 l’allora dirigente per la Regione Lazio della Sezione Ambiente e Rifiuti, Flaminia Tosini (che sarà coinvolta pochi mesi dopo nello scandalo della gestione dei rifiuti a Roma) firma la Valutazione di Incidenza (Vinca).

Il 19 gennaio 2021 viene firmata la Valutazione Impatto Ambientale (VIA) che sembra esprimere un mandato politico più che tecnico. L’atto ufficiale di approvazione del progetto spetta però alla Provincia di Rieti con la chiusura della Terza Conferenza dei Servizi. Iniziano i solleciti agli uffici competenti, da parte della Provincia di Rieti, per chiudere la Conferenza entro il 5 aprile 2021 e procedere con l’apertura dei cantieri.

Le associazioni ambientaliste depositano un ricorso contro la VIA, che non prevede una sospensiva poiché non è esso un atto definitivo. Gli argomenti del ricorso insistono su due aspetti rintracciabili nel Piano Territoriale Paesaggistico della Regione Lazio in merito alle zone SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). Nonostante la fondatezza del ricorso, il TAR Lazio boccerà l’atto nel maggio 2022, a cui le associazioni risponderanno con un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, ancora in attesa di pronuncia.

Balia dal Collare, parallelamente al lavoro delle associazioni, si dedicherà a scrivere un esposto fondato sul principio dei demani collettivi. La Provincia di Rieti presenta infatti una superficie produttiva (seminativi, pascolo, boschi), che risulta coperta da usi civici per il 43,4% del totale, ai quali si aggiungono alcune aree, precedentemente appartenenti all’Abruzzo e all’Umbria, ma oggi collocate nel Lazio, pari al 49% del totale, che si connotano come terreni di uso demaniale.

Questa montagna, dunque, è interamente caratterizzata da questo tipo di diritto di uso civico che storicamente aveva una funzione conservativa e di sussistenza e che oggi si vorrebbe finalizzare ad altri obiettivi, quelli del progetto TSM2 (per approfondimenti vedi L’urbanizzazione del Terminillo e il Progetto TSM2: la storia e gli usi civici come strumenti di lotta, a cura di Caroselli, S. Ciuffetti, A. 2020).

Le ragioni del No ai nuovi impianti, e più in generale alla distruzione dell’ambiente appenninico, nascono da una profonda consapevolezza di una “cura” necessaria del territorio, che molti identificano con la natura, ma che le attiviste e gli attivisti di Balia dal Collare sentono come parte integrante dei loro stessi corpi, radicati in una storia, fatta di memoria, e di bisogno di riscatto per un mondo che pian piano è andato scomparendo e che radica la sua essenza nelle montagne e nei fiumi dell’Appennino centrale.

Di quel mondo le attiviste e gli attivisti conservano l’intensità e i saperi, lasciando nel passato tutto ciò che oggi ritorna sotto forma di un conservatorismo nostalgico ed ideologico. Vedi La Natura del Duce.

Successivamente all’approvazione della Regione Lazio in merito alla Valutazione d’Impatto Ambientale del TSM2 nel 2020, Balia dal Collare si avvale dell’associazione Salviamo l’Orso, in quanto soggetto legale riconosciuto, per la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica e al Commissario Usi Civici per Lazio, Toscana e Umbria, evidenziando la necessità di nuove valutazioni. La vicenda è ancora aperta sul piano legale. 

La materia del contenzioso si fonderà sul principio dei demani collettivi, si decide di utilizzare lo strumento degli usi civici gravanti sui beni demaniali coinvolti nel progetto, sia come elemento giuridico vertenziale, sia come futura occasione di coesione sociale e di tutela dell’ambiente montano.

Attualmente i domini collettivi del monte Terminillo sono gestiti, con un’unica eccezione, dalle amministrazioni comunali, che tuttavia non godono della piena libertà di azione in merito alla loro disposizione. 

La proprietà dei beni, infatti, è della collettività, la quale esercita i suoi diritti sui terreni. Tutto ciò è stabilito nella legge n. 168 del 20 novembre 2017, in base alla quale i domini collettivi sono soggetti alla Costituzione, hanno la capacità di produrre delle norme vincolanti e sono titolari della gestione del patrimonio naturale, economico e culturale dei loro territori di riferimento.

Sempre questa legge valorizza e quindi sottolinea l’importanza dei beni collettivi, come strumenti per la tutela del patrimonio ambientale e in quanto elementi fondamentali per lo sviluppo delle comunità locali. Queste norme vanno a limitare e condizionare l’uso dei terreni in riferimento al TSM2 e per procedere con altri interventi, come quelli previsti dal progetto, è necessario mutare la destinazione d’uso dei terreni. 

L’udienza relativa all’esposto ha avuto inizio nel 2021. L’anno successivo è stata tuttavia bloccata da un tentativo di messa in discussione, da parte della TSM S.p.A., della competenza del Commissario agli Usi Civici rispetto alle questioni demaniali: la compagnia rivendica infatti il diritto alla concessione che sarebbe distinto dall’occupazione/edificazione dell’area, togliendolo dalla suddetta competenza commissariale.

Recentemente la Cassazione ha rigettato il ricorso, riconoscendo al Commissario la piena competenza di valutare il contenzioso – che riapre la possibilità di mettere fine a questa anacronistica ostinazione della politica e dei suoi imprenditori. Il Commissario ha avviato un procedimento valutativo per il sequestro dei terreni ai Comuni, poiché questi ultimi hanno agito secondo una logica del “possesso” degli usi civici, escludendo di fatto le comunità locali dalla possibilità di rivendicare un diritto di tutela dei beni e dell’ambiente.

All’interno del percorso giudiziario è stato costituito un comitato delle popolazioni residenti, a tutela degli usi civici in sede di udienza. Il comitato, composto principalmente da persone anziane residenti, fatica a trovare energie per riarticolare nel presente, tramite la gestione collettiva delle terre, quella relazione tra essere umano e ambiente in cui la comunità è essa stessa un valore fondante e di natura intergenerazionale.

Nei decenni la disgregazione dei paesi montani ha inciso in modo significativo soprattutto sul tessuto sociale e sui modelli insediativi dell’intera area. La nascita della moderna località sciistica ha lasciato dietro di sé una lunga serie di vecchi centri abitati ormai fantasma e un vuoto di partecipazione intorno alla difesa delle risorse, che nell’interiorizzazione dei presupposti ideologici dello sviluppismo capitalista vengono immaginate come bene illimitato di cui non doversi preoccupare. A partire da questo sentimento, il collettivo ha intrapreso una faticosa relazione con il territorio e i suoi abitanti in una tensione costante tra quella che è la critica alle dinamiche speculative e il desiderio di “fare” comunità, insieme ad altre ed altri.  

Il 5 agosto 2024, con Sentenza 39/2024, il Commissario agli Usi Civici per la Regione Lazio, Umbria e Toscana, Antonio Perinelli, ha deciso in merito alla causa demaniale n.20/2021, con la quale l’Associazione Salviamo l’Orso ha presentato un esposto contro il progetto TSM2, sostenuta dal lavoro del gruppo di attiviste di Balia dal Collare Rieti.

Dopo un iter giudiziario di tre anni, il commissario riconosce la demanialità dei terreni interessati dal progetto TSM2 e ordina la reintegrazione. Inoltre, censura i comuni per le erronee procedure seguite in passato e fissa dei chiari criteri per i futuri mutamenti di destinazione.

La sentenza condanna i comuni e la TSM S.r.l. a pagare le spese processuali e della CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) e sarà trasmessa alla Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti.

I comuni non hanno espletato la procedura ad evidenza pubblica per la concessione delle terre ed hanno fornito “motivazioni insufficienti e stereotipate che non considerano l’impatto ambientale perpetuo degli impianti di funivia, non essendovi garanzie di una loro rimozione né di un “reale beneficio” per le comunità, anche perché, a causa del notorio cambiamento climatico, con l’innalzamento delle temperature, le precipitazioni nevose sull’Appennino sono destinate ad essere sempre minori”.

Il commissario riconosce che l’intera area è “di particolare pregio ambientale e, sostanzialmente, incontaminata” ed avverte che “anche i corpi idrici sono di dominio collettivo ai sensi della legge 168/2017”. È la parola fine ad un progetto sconclusionato e delirante che ipotizzava innevamenti artificiali e concessioni ad personam? L’auspicio è che le amministrazioni comunali non perseverino nell’assecondare interessi privati minoritari e che usino invece le risorse regionali per una valorizzazione capace di coniugare lavoro e salvaguardia del territorio. La partita è ancora aperta, ma questo iter ha interrotto le procedure che avrebbero permesso a chi specula e fa profitti di devastare le montagne con la promessa di più lavoro agli abitanti che subiscono questa illusione e le difficoltà di investire su un turismo sostenibile e rispettoso del territorio montano.

BALIA DAL COLLARE